
Capelli di alieno – Il paradigma del DNA
( Ringraziamo per la traduzione Sabrina Pasqualetto )
di Bill Chalker
Copyright © B. Chalker 2005
Nella 3 ° emissione, trimestre 1999, dell’ Australasian Ufologist (Vol.3, No.3, “UFO Rapimenti & Scienza: Un caso di strana evidenza”), ho descritto in dettaglio lo strano caso di Peter Khoury e la sua esperienza, nel 1992, con quelle che sembrano essere due entità di sesso femminile, una con gli occhi azzurri e radi capelli biondi e l’altra con i capelli scuri, pelle scura e un aspetto asiatico. Come risultato di questo incontro, campioni di capelli biondi, apparentemente collegati all’entità bionda, sono stati recuperati e, successivamente, esaminati nel primo studio al mondo in materia di genetica implicato in un incontro alieno. Il mio libro, ” Capelli di alieno: DNA e altre prove di rapimenti alieni”, uscito nel 2005 e pubblicato da Paraview Pocket Books (una divisione della Simon & Schuster), utilizza il caso Khoury come potente piano di paragone ed esamina le prove in aree geografiche diverse compresi Stati Uniti, Sud America, Africa, Cina, e Australia, mio paese di origine. Il libro è disponibile su www.amazon.com
Gli eventi bizzarri che si focalizzano su Khoury hanno fornito una straordinaria opportunità di valutare la realtà delle esperienze di rapimento; la scienza tradizionale sta affrontando le polemiche sui rapimenti alieni. Può un approccio mediato e tradizionale aiutare a determinare la realtà dell’esperienza di rapimento? Se questi strani episodi si verificano a livello fisico, almeno per come la intendiamo noi, un analisi del DNA del campione di capelli di alieno dovrebbe offrire un’occasione unica per applicare la scienza a questo settore controverso. Questa sarebbe una prova rigorosa della credibilità delle straordinarie affermazioni di Peter Khoury.
La tecnica di analisi del DNA utilizzata nel caso Khoury va al cuore di una delle affermazioni chiave della teoria alla base del programma dei rapimenti: ibridazione umana da parte di alieni. Essa offre l’occasione per testare la veridicità dell’affermazione che gli alieni stanno creando ibridi costituiti da materiale genetico sia alieno che umano. Se tali affermazioni sono vere, ci dovrebbe essere una certa compatibilità con il campione di DNA alieno, ma anche alcune anomalie non facilmente conciliabili con la ben nota variabilità del DNA umano. Infatti, la nostra analisi iniziale ha confermato che i capelli appartengono a qualcuno che era biologicamente e geneticamente vicino alla natura umana, ma di un tipo molto particolare.
Insieme, le due distinte fasi di analisi del DNA, effettuate sul campione di capelli recuperati dalle esperienze bizzarre di Khoury, forniscono una gamma impressionante di scoperte genetiche. Essi sembrano manifestare avanzate tecniche di manipolazione del DNA e alcune anomalie che solo ora stiamo scoprendo, o stiamo iniziando a dar loro un senso, nel settore della biotecnologia mainstream.
I capelli dell’alieno biondo hanno rivelato una straordinaria anomalia. A seconda che abbiamo analizzato il fusto rigido o il tessuto molle del capello, il suo DNA mitocondriale sembrava essere di due tipi diversi. Dal fusto inferiore del capello abbiamo ottenuto una rara sostituzione di Dna mitocondriale cinese. Ma dalla radice del tessuto molle, abbiamo ottenuto una sorta di DNA basco-gaelico, che aveva una rara sostituzione per quella razza, insieme a diversi altre sostituzioni.
Questo di per sé è stato un risultato sorprendente. La metodologia del test ha fatto sì che alcuni incidenti, come contaminazione o errori di laboratorio, venissero esclusi. In ogni DNA umano normale dovremmo ottenere DNA coerente, indipendentemente dal luogo dal quale il campione proviene, sia che si tratti di capelli, sangue o altri tessuti. I biochimici non possono spiegare questa strana anomalia. Non vi sono tracce di un fenomeno, piuttosto raro, chiamato eteroplasmia (dove due diversi tipi di DNA mitocondriale raramente appaiono all’interno dello stesso campione, di solito a causa della coesistenza di mutanti mitocondriali e di molecole di DNA definite ” wild-type” all’interno di una cellula o tessuto). La eteroplasmia, che è più facilmente riscontrabile nei capelli umani rispetto ad altre parti del corpo, si riferisce a singole basi di transizione nel DNA mitocondriale. Per esempio, da G ad A o da C a T. Essi non sono grandi cambiamenti. L’ esposizione ambientale e l’invecchiamento possono essere fattori determinanti. Un articolo di ricerca su Nature Biotechnology, uscito nel 2000, che descrive le tecniche di taglio per la clonazione di ibridi nel trattamento della caduta di capelli, fornisce l’ indizio. Possiamo avere incontrato le prove di queste tecniche in uno straordinario analogo alieno grazie all’ incontro di Khoury. Forse è ancora più controverso; abbiamo, per esempio, anche i risultati del DNA nucleare e della sua possibile resistenza virale all’ HIV-AIDS, come il fattore di soppressione CCR5. Le implicazioni sono sorprendenti poiché meno dell’1% della popolazione ha questo fattore CCR5, che risulta cancellato nella maggioranza, che rende il campione di capelli, già insolito di per se, ancora più provocatorio. E, per aggiungere ulteriore intrigo, la mutazione CCR5 si è verificata solo 5.000 anni fa circa. Inoltre devo notare che i risultati limitati del DNA nucleare non erano sufficienti per ottenere un risultato del tutto esauriente su questo argomento.
Il lavoro tradizionale sul DNA ci ha dato uno straordinario livello di certezza che, nel luglio 1992, sia realmente avvenuto un incontro. Tutte le prove accertano che l’esperienza e l’anomalo capello non costituiscono nè una beffa, nè una allucinazione, nè, tanto meno, una fantasia. Lo studio del PCR sul DNA, ottenuto da campione di capelli, è stato condotto da un gruppo di biochimici, ben consolidati nel loro campo, con un incredibile seguito nelle pubblicazioni e nella ricerca per quanto concerne la biochimica ufficiale. Il loro studio è stato condotto in un laboratorio di biochimica professionale privato; altri studi sul DNA, effettuati dallo stesso team su altri elementi, come ad esempio i campioni provenienti da altri casi di incontri, come quello sulla costa del New South Wales e nel Queensland, il presunto artiglio alieno in California e l’abito indossato da Betty Hill durante il suo famoso rapimento nel 1961 nel New Hampshire, non hanno portato a scoperte così interessanti come quelle trovate nello studio del caso Khoury. Scienziati indipendenti, associati con la ricerca su alcune di queste prove, sono fiduciosi ed impressionati dalla qualità del lavoro dei biochimici delle originali ricerche sul caso.
Senza questa prova fisica, sarebbe stato logico attribuire il racconto del 1992 ad alcuni farmaci che il medico aveva prescritto a Peter per una ferita alla testa. Tuttavia la prova dei capelli ed i conseguenti risultati inusuali di Dna, che, come alcuni sostennero, risultava in conflitto con la realtà dell’incontro, non può essere imputata ad una allucinazione. Durante il suo lungo periodo di terapia medicale Peter ha avuto questa strana esperienza solo una volta. Circa nove mesi prima, un altro incontro, verosimilmente con le stesse donne, solo di recente chiarito, si è verificato senza il beneficio del farmaco, di lesioni o fattori di stress. In questo caso, nessuna prova fisica, come i capelli, fu lasciata.
Ci sono alcune somiglianze notevoli tra la strana donna dai capelli biondi che ebbe un rapporto fisico con il brasiliano Antonio Villas Boas nel 1957, il primo caso registrato di rapimento, e l’ entità bionda di Khoury, anche se ci sono evidenti differenze. Mentre Khoury non ricorda di avere visto dei peli sulla zona pubica e sotto le ascelle della donna, il profilo di DNA emerso dal fusto e dalla radice dei capelli ha prodotto un raro Dna asiatico, mongolo, di solito associato con capelli scuri, ma presente in questi capelli biondi, e il raro Dna basco-gaelico, di solito associato con capelli scuri o di color rosso, ma anch’esso presente nei capelli biondi.
Il campo della genetica può offrire alle ricerche sugli UFO importanti punti di riferimento genetici fornendo eventuali marcatori genetici di rilevanza per aiutarci a svelare la realtà dietro i casi di rapimento. Forse le due femmine di Khoury sono, come alcuni pensano, gli “ibridi” per un progetto genetico alieno. Ma il concetto di ibridi nei casi di rapimento è stato, fino a poco tempo fa, difficile da conciliare con la nostra comprensione delle limitazioni della procreazione di interspecie. Infatti, se abbiamo a che fare con una specie tecnologicamente molto superiore che potrebbe essere biologicamente diversa da noi, ibridi di alieni e umani, risulterebbe scientificamente improbabile e logicamente poco, se non per niente, plausibile. D’altra parte, se gli alieni hanno imparato ad affrontare viaggi intradimensionali e spaziali, probabilmente avranno anche già conquistato le barriere biochimiche che normalmente ostacolano la procreazione tra specie differenti. Ma il ritmo di sviluppo nei settori della genetica e della biochimica nell’ultimo decennio ha ampliato l’orizzonte di questo dibattito in modo sostanziale. Anzi, la transgenetica, cioè il trasferimento di materiale genetico straniero in altri genomi, forse porta l’argomento delle normali barriere tra specie differenti umani verso le affermazioni dell’esistenza di alieni ibridi.
Certamente sarebbe più comodo se esistessero decine di campioni come quelli pervenutici dall’ esperienza di Khoury e se la loro analisi avesse rivelato dei risultati più consistenti. Ma per ora abbiamo solo questo anomalo campione, il quale ci ha fornito uno strano profilo di DNA. Nel frattempo, le nostre scoperte continueranno ad essere sottoposte a revisione e discussione. Mentre il caso Khoury conferma l’utilità di un approccio forense al DNA, la vera sfida per i ricercatori è quella di determinare se queste anomalie sono valide e significative. Per fare questo, i ricercatori dei casi di rapimento dovrebbero cooperare in un programma di sperimentazione incentrata sul profilo del DNA. La sperimentazione di un numero significativo di campioni legittimi ci permetterebbe di convalidare o invalidare le apparenti anomalie finora riscontrate. Tale strategia potrebbe aiutarci a stabilire se gli alieni sono una realtà biologica e se davvero qualcuno di loro sta visitando il nostro pianeta sequestrando esseri umani.
Il percorso affrontato in questa sede è una sorta di potente paradigma del DNA, con una strana prospettiva aliena. Essa affonda le sue radici saldamente nel campo della scienza. Nel mio libro “Hair of the Alien – DNA e le altre prove forensi di Alien Abduction” mi concentro su questo approccio forense del DNA come prova di rapimenti alieni. Mentre si da importanza al caso dei “capelli alieni” di Peter Khoury a Sidney, Australia, si stanno esaminando altri casi ed esperienze provenienti da tutto il mondo. Mentre la validità di questa prova verrà discussa, il mio obiettivo primario è quello di promuovere un approccio scientifico forense nell’esaminare il controverso caso di rapimenti alieni, focalizzandomi su un approccio in cui il DNA fornisce convincenti prove biologiche.
Parte di questo approccio comporta l’esame del DNA per trovare “modelli non darwiniani”, i quali potrebbero riflettere un influenza extraterrestre o da parte di esseri intelligenti; un segno di un intervento o una evoluzione artificiale. Il ” Gruppo per l’ evidenza di anomalie fisiche” (Anomaly Physical Evidence Group) ha esaminato questo argomento intrigante incentrato, in parte, su insolite mutazioni, polimorfismi, il nostro DNA ” di scarto” e in altri aspetti. Alcune aree interessanti sono oggetto di esame.
Il professor Paul Davies dell’Università di Macquarie, la cui base si trova all’interno del Centro Australiano per l’ Astrobiologia, ha ipotizzato che una sorta di modello lungo il tipo di codice matematico, descritto nel romanzo, poi diventato film, “Contact”, di Carl Sagan, può essere codificato nel nostro “DNA di scarto”. Mentre questo suona come fantascienza, in particolare se codici matematici o simbolici sono stati individuati, l’idea non è così malvagia come sembra. Ho brevemente discusso questa particolarità con Paul Davies nel corso di un giorno post laurea alla Macquarie University il 12 aprile 2005. Egli ha indicato che le speculazioni sul suo “DNA di scarto”, come prova dell’esistenza ET, sono destinate ad essere serie. Egli sentiva che l’idea non era meno seria di quella di cercare “segnali radio” di ET (per esempio SETI, che concorda, non aveva formulato alcuna prova credibile finora). Allora perché non provare qualcosa che è molto più semplice e potenzialmente anche alla portata delle nostre attuali capacità tecnologiche, alla ricerca di indizi codificati nel nostro DNA. Io gli ho detto che ciò si intersecava con un lavoro sul quale mi stavo concentrando ed ha espresso interesse nel vedere il mio libro. Se ciò si sviluppa solo a livello settario resta da vedere.
La scienza ci può aiutare a navigare attraverso l’intricato argomento UFO. Carl Sagan, in uno dei suoi ultimi libri, ha sostenuto che la scienza possa essere una candela nel buio “di un mondo ossessionato dal demone”, Sagan assurge che il mondo è troppo invaghito di credenze discutibili. Tuttavia credo fermamente, ed i risultati preliminari di certo ne sono un sostegno, che la scienza, con una particolare attenzione verso un approccio forense del DNA, può contribuire a illuminare il cammino attraverso questo tema complesso e engnimatico. In definitiva potrà rivelarci qualcosa in più su noi stessi e, forse, molto sulla realtà degli UFO, che sembrano invadere il nostro mondo.
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