
Quanto lontano può spingersi la ricerca astronomica? I confini del nostro universo rappresentavano bene, fino a non molto tempo fa, questo limite nello spazio e nel tempo. Ma recenti studi ci consentono di gettare lo sguardo oltre questo limite apparentemente invalicabile.
Sasha Kashlinky del Goddard Space Flight Center nel Maryland, ed i suoi colleghi hanno individuato un inusuale schema nel movimento di circa 800 ammassi di galassie. Hanno studiato il movimento degli ammassi nella radiazione di fondo del big bang, come misurato dal Wilkinson Microwave Anisotropy Probe (WMAP). I fotoni della radiazione di fondo collidono con gli elettroni negli ammassi nel loro tragitto nello spazio verso la Terra cambiando la temperatura della radiazione di fondo.
La squadra ha intersacato i dati del WMAP con osservazioni ai raggi X ed hanno scoperto che gli ammassi si spostano a velocità sino a 1000 km al secondo verso una specifica zona del cosmo.
Questo fenomeno in inglese definito “Dark flow”, che sarebbe improprio tradurre, perchè in italiano non renderebbe l’idea ( il flusso oscuro ) sarebbe stato causato, subito dopo il big bang, da qualcosa non più osservabile nel nostro universo e che non ha più effetti visibili perchè bisognerebbe contemplare il superamento della velocità della luce.
Una spiegazione possibile, di questo fenomeno attrattivo, potrebbe essere un’enorme concentrazione di massa, ma ciò è abbastanza improbabile. Nella corrente visione generale del big bang la materia sarebbe stata seminata da fluttuazioni quantistiche casuali quindi sostanzialmente equamente distribuite.

Ma ci potrebbe essere una spiegazione esotica, il che ci riporta al punto iniziale, allo spingersi oltre al limite dell’universo.
Laura Mersini-Houghton dell’Università del North Carolina pensa che questo “dark flow” sia il segno di un universo confinante. Se piccole zone del vuoto che poi, inflazionati, sono divenuti il nostro universo erano unite ad altri pezzi di vuoto, altri universi, secondo il fenomeno dell’ entanglement quantistico, potrebbero aver esercitato una forza da oltre l’attuale orizzonte visibile.
Universi confinanti, gli infiti universi del multiverso, l’universo olografico, le dimensioni supplementari della teoria delle Superstringhe. Di certo sembra che esista una sorta di legge quasi logaritmica per cui ad un certo ritmo di avanzamento della ricerca seguano esponenziali scenari infinitamente affascinanti e complessi da delineare.
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