L’enigmatico monolito di Jinkiori, eredità della cultura Huachipaery (di Yuri LEVERATTO)

29 November 2009
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Per conoscere la preistoria dell’Amazzonia, è necessario studiare da un punto di vista archeologico ogni antica traccia di resti o manufatti umani nell’immensa area del bacino del grande fiume.

I petroglifi e le pitture rupestri sono elementi chiave per comprendere la complessa cosmogonia e il simbolismo rituale dei popoli che vivevano nella zona.
A volte, come nel caso dei petroglifi di Quiaca (dipartimento di Puno), sono simboli utilizzati per segnare il cammino, o la via utilizzata per raggiungere un luogo diverso dalla selva. Altre volte sono sorprendenti biblioteche rupestri, che ci indicano la concezione spirituale, i simboli antropomorfi e zoomorfi, come nel caso dei glifi di Pusharo (dip.to Madre de Dios). In altri casi ci si trova di fronte a veri e propri totem, quello quello zoomorfo del Tambo (dip.to di Junin).
Nel caso del monolito di Jinkiori, situato non lontano dal fiume Queros, nel dipartimento di Cusco, in Perù, l’analisi dei petroglifi, ma soprattutto dell’utilità rituale dell’intero masso è assai più complessa.
Innanzitutto la roccia, enorme, isolata, non sembra connessa ad alcun altra, anche se a circa 200 metri si trova un masso simile, ma più piccolo. Dal punto di vista geologico sembra avere un’origine vulcanica, ma nella zona non ci sono vulcani attivi ed inoltre è scollegata completamente da ogni altra pietra della stessa consistenza, essendo circondata da terreni molli e inondabili.
Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che sia una parte di un meteorite, ma a me non sembra possibile, in quanto il tremendo impatto con l’atmosfera terrestre avrebbe dovuto disintegrarlo.
E’ probabile che il masso sia stato venerato dagli antichi popoli della zona, antenati degli Huachipaery, indigeni di lingua Arakmbut, che vivono nella zona sin da tempi remoti.
La loro terra d’origine è la valle di Kosnipata, che ha il suo sbocco alla confluenza dei fiumi Queros, Pilcopata e Tono, dove oggi sorge la cittadina di Pilcopata. Fin dall’epoca degli Incas gli Huachipaery effettuavano costanti intercambi con i popoli andini. Gli Incas stessi avevano stabilito alcune basi nelle vallate attigue, come Mameria (presso il torrente omonimo, affluente del Maestron), dove alcuni Mitimaes o Mitmagkuna (coloni Incas), si occupavano della produzione di coca.
Nel XX secolo la costante espansione dei coloni peruviani, provenienti da Lima, Arequipa o Puno, ha minacciato il delicato equilibro degli Huachipaery nella loro vallata.
Oggigiorno gli Huachipaery sono circa 80 e vivono nelle due comunità di Queros e Huacaria. L’esistenza stessa di questa etnia è in pericolo, proprio per le sempre più frequenti incursioni di impresari nella zona alla ricerca di nuove terre da utilizzare per l’allevamento o lucrose attività minerarie.
I petroglifi, che sono stati incisi direttamente sul monolito, richiamano segni di culture amazzoniche come spirali, catene attorcigliate, triangoli doppi. Vi si trova pure una strana figura denominata “la chiave”. A mio parere queste incisioni rupestri potrebbero essere rappresentazioni astratte di mitologie o concezioni cosmologiche, create da soggetti che si trovavano sotto l’influenza di piante allucinogene come l’ayahuasca (yajé).
Una delle caratteristiche più interessanti del monolito è una specie di conca, come si vede nella foto N12.
E’ possibile che questo incavo sia totalmente naturale, però in seguito ad una osservazione più attenta, si può giungere alla conclusione che abbia anche una parziale origine artificiale. Si notano infatti delle parti levigate proprio ai bordi della conca stessa, come se fossero state lavorate dall’uomo. Alcuni archeologi hanno avanzato l’ipotesi che la conca fosse usata come recipiente dove posizionare il mais per poi trasformarlo in chicha, una bevanda tipica del Sud America o in masato, un infuso a base di manioca, caratteristico dell’Amazzonia. Ci sono però altre ipotesi: la conca potrebbe essere stata utilizzata per purificare un adolescente immergendolo nelle sue acque piovane o per battezzare un infante e farlo entrare così nel mondo degli adulti.
Durante un recente viaggio in Cundinamarca (Colombia), nella zona archeologica di Facatativà, ho trovato, sorpreso, un masso molto simile al monolito di Jinkiori, che riporta lo stesso incavo in una sua parte, una specie di “conca cerimoniale” (ultime due foto). Anche se l’etnia amazzonica della valle di Queros non ebbe probabilmente nulla in comune con i Muisca che vissero nell’altopiano di Cundinamarca, è possibile che il culto di alcuni monoliti considerati importanti dalle comunità locali, facesse parte di varie culture amazzoniche e andine, che modellavano parzialmente detti massi creando delle “conche cerimoniali”, che venivano utilizzate per riti purificatori.

YURI LEVERATTO
Copyright 2009

E’ possibile riprodurre questo articolo indicando chiaramente il nome dell’autore e la fonte www.yurileveratto.com

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