
Il Partenone, il gigantesco tempio dedicato alla dea Atena sull’Acropoli della capitale greca, è stato per molti secoli, parallelamente alle sue funzioni sacre, anche ‘una grande sala giochi’ dove gli antichi trascorrevano molte ore al giorno.
E’ quanto rivelano ricerche e studi condotti dagli archeologi greci durante i lavori di conservazione e restauro di una delle meraviglie del mondo. “Abbiamo trovato scolpiti sui pavimenti e sulle scale del tempio numerosi giochi di strategia (simili alla dama o agli scacchi) e di abilità, circa una cinquantina, ma in realtà sono molti di più” dice all’ANSA l’archeologa Elena Karakitsou. E spiega che i giochi hanno una storia che inizia duemila anni fa, probabilmente in età Micenea, e che è continuata per secoli fino quasi all’età moderna. “Non è stato possibile datare i giochi, perché hanno continuato ad esser praticati per secoli, ma lo storico Plutarco (46-127 d.C) testimonia che cinquecento anni dopo la costruzione del tempio, i pavimenti erano ancora puliti” dice Karakitsou spiegando che è quindi molto probabile che a scolpire i giochi si sia cominciato in età più tarda.
Il Partenone venne costruito su un precedente tempio dedicato ad Atena e distrutto dai persiani nel 480 a.C. Uno de giochi incisi nel marmo è il Diagrammismos, che si giocava con 16 pezzi per ciascun dei due contendenti disposti su due file e che si ritiene fosse una specie di scacchi. Ed è probabilmente quello che vede impegnati Achille e Aiace, armati di tutto punto, durante la Guerra di Troia. E mentre sono chini sulla scacchiera, ci mostra un’immagine dipinta su un famosissimo vaso, la dea Atena, nume tutelare dell’antica città dell’Ellade, li osserva. Vi è poi il Triliza o Enneada dove i giocatori, usando biglie, dovevano riuscire a riunire gli angoli di tre quadrati concentrici. Un gioco di questo tipo è stato rinvenuto, spiega l’archeologa greca, anche sul pavimento della chiesa di San Paolo Fuori le Mura a Roma. Il Partenone non è il solo luogo sull’Acropoli, e altrove, dove siano stati rinvenuti i giochi, che si possono vedere anche nei templi di Efesto ed Eleusi, e alcuni dei quali ancora si praticano nei caffé di Atene o Salonicco.
Ma è certamente il luogo dove il loro numero è maggiore. “La stragrande maggioranza dei giochi che abbiamo rinvenuto si trovano nell’area sud ed occidentale del tempio – spiega Karakitsou – cioé nei punti più riparati dalle intemperie, a sottolineare come gli ateniesi passassero lunghe ore seduti a cercare di battere il proprio avversario”. “Giocavano per sfuggire alle difficoltà del momento storico, oppure per rilassarsi alla fine di una dura giornata di lavoro e tensione, o per sfuggire alla noia” dice l’archeologa sottolineando come lo studio di questi artefatti scolpiti nel marmo ci aiuti a farci un’idea più precisa della vita e della personalità degli antichi greci.
fonte: www.ansa.it
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Simone Barcelli
"Tracce d'eternità"
Cerchio della Luna Edizioni
Novembre 2009
Un incredibile viaggio ai confini della storia, tra le rovine di alcuni dei più misteriosi siti archeologici.
Il testo è indicato dallo Scaffale d’arte come consiglio di lettura nell’ambito del laboratorio d’arte inerente la mostra “Teotihuacan, la città degli déi”, in programma dal 9 novembre 2010 al 27 febbraio 2011 al Palazzo delle Esposizioni di Roma.


















