di Emilio Spedicato, tratto da Liberal.

Il giudizio di re Salomone
A Milano presso la Galleria sta il centro Bet Shlomo, o Casa di Salomone, gestito dal rabbino Samuel. Dopo averlo invano cercato per una settimana, indovinai che il signore basso, tarchiato ed immensamente barbuto che stavo per incrociare in Galleria un lunedì mattina assai presto, fosse lui. Shalom, è lei il rabbino Samuel padre di 17 figli? 17 per ora, rispose. Gli chiesi del silenzio biblico sui figli di Salomone dalle 700 mogli, la risposta fu che non erano vere mogli. Una sera poi a Mestre notai un altro signore barbuto ed cappelluto che muoveva nella mia direzione, un rabbino israeliano, cui chiesi: dove sta la tomba di Salomone? Nessuno lo sa.
Due temi, negli aneddoti di sopra, importanti, la cui risposta non sta nella Bibbia, né nella Settanta né nel Masoretico, credo per un motivo preciso: mentre la Bibbia mai, a parere mio e salvo alcuni ovvi errori di traduzione e di trasmissione, racconta il falso, tuttavia spesso tace e lascia una impressione dei fatti lontana alla realtà. Ma esistono altre fonti ed è spesso possibile recuperare un quadro dei fatti soddisfacente.
Su Salomone sappiamo dalla Bibbia che visse nel decimo secolo AC, regnò 40 anni, ebbe da Dio il dono della più grande saggezza, fu capo di un regno esteso dal Nilo all’ Eufrate, ebbe centinaia di mogli e concubine, ebbe in visita la bellissima regina di Saba-Sheba, che per vederlo fece un viaggio senza precedenti; costruì il tempio a Gerusalemme, distrutto da Nebuchadnezzar nel 887 AC. Sappiamo da Giuseppe Flavio, appartenente ad una delle famiglie sacerdotali che si alternavano nella cura del tempio (ricostruito in epoca persiana), persona coltissima e poi legata a Vespasiano e Tito da cui ebbe in dono la biblioteca del tempio prima che questo fosse di nuovo distrutto, che Salomone andò al potere a 14 anni e regnò per 80; avendo chiesto il dono della saggezza Dio gli concesse anche quello della gloria e della scienza.
Oggi molti studiosi, fra cui il rabbino De Benedetti che insegna al Seminario Teologico di Milano, affermano che Salomone non è mai esistito, e come lui Davide e Mosè! Anche se non espliciti come De Benedetti, sulla sua linea sono molti biblisti italiani, e quindi i preti escono dai seminari con l’ idea che la Bibbia sia una raccolta di favole del sesto secolo AC utili solo a suggerire personali riflessioni teologiche e morali. Caro Odifreddi, è inutile che ti affatichi nello spiegarci perché non si può essere cristiani, già ci pensano i docenti dei preti in formazione nei seminari. Ed alzi la mano chi negli ultimi venti anni ha mai sentito un prete parlare di un tema biblico nella sua predica domenicale.
Lasciando l’ origine delle idee di De Benedetti ed al (da trovarsi nella errata geografia biblica e nel colossale errore di Lepsius e Champollion nel datare l’ anno sotico di Censorino!) vediamo di estrarre un quadro coerente dalle informazioni di origine biblica e flaviana:
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40 e 80 anni si spiegano con la ragionevole ipotesi che, dopo 40 anni di amministrazione effettiva e terminata la costruzione del tempio, Salomone decise di visitare il suo vasto impero e di restituire le numerose mogli con i figli alle famiglie originarie, quelle dei re che gli si erano sottoposti volontariamente, inviando tributi, fra cui figlie o sorelle. Salomone è infatti criticato nella Bibbia per avere avuto mogli straniere, e avere permesso culti stranieri, segno di una tolleranza e saggezza, assai mal vista dai fondamentalisti, diremmo, che gli stavano vicini; alla sua morte mogli e figli sarebbero certo stati sterminati. Del viaggio di Salomone restano tracce nei monumenti, rispettatissimi in loco, chiamati Takht e Suleiman, Troni di salomone, di cui ne esistono in Iran (Hamadan), regione indiana (Taxila, Srinagar…), persino nel lontano Fergana, la fertile valle dove si allevavano i più cari cavalli.
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Il regno era esteso dal Nilo all’ Eufrate. Se l’ Eufrate è l’ attuale fiume della Mesopotamia sarebbe stato un regno di deserto, ma esistono forti argomenti, basati sulla dimenticata Cosmographia di Aethicus Ister, su un passo di Nearco e sulla geografia dell’ Eden, del Kharsag, dei viaggi di Gilgamesh, che Eufrate fosse il nome originario dell’ Indo. Questo mutò dopo l’ invasione dei Sindhi al tempo dell’ Esodo ma a lungo fu conservato nei popoli come il nome originario. Quindi un regno vastissimo, forse più ampio di quello di Alessandro. I testi non parlano di guerre, quindi va concluso che il regno si formò per adesione volontaria dei vari re, impressionati dalle superiori capacità intellettuali di Salomone. Un regno che si formi in tale modo non sarebbe stato un caso unico nella storia, così avvenne in India per Ashoka e in Cina per Yu.
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Partito per il suo lungo viaggio il regno affidato ai figli decadde. Salomone negli anni perdeva le mogli ed alla fine si trovò, per scelta sua, in India, forse povero. Probabilmente si dedicò alla meditazione ed alla scrittura di libri, alcuni dei quali (Proverbi, Qoelet…) in epoca ellenista furono tradotti nella lingua del tempo (ma crediamo nella validità della tradizione che li attribuisce a lui). Sono libri presagenti l’ insegnamento di Budda, che fu attivo meno di due secoli dopo la sua morte. Notata questa analogia, mi sono venuti i brividi quando in un articolo del grande Tucci, gloria fra le massime della cultura italiana del Novecento, lessi che la tomba di Salomone si trovava vicinissima alle rovine del palazzo di Budda, nella giungla nepalese del Terai (Ta ra i, grande santo re), dove una colonna fu eretta da Ashoka. Sembra che nessuno abbia letto questo articolo di Tucci, che ho scoperto sconosciuto a tibetologi e indologi! E allora, forse che Budda ebbe l’ illuminazione mentre sotto un albero leggeva i lavori di Salomone?
Sui contributi culturali di Salomone e su chi fosse la regina da Saba, scriveremo in altro articolo.

Re Salomone e la regina di Saba








