TRA LE ROCCE MARZIANE DEL VICTORIA CRATER (di MATTEO AGOSTI)
La ricerca torna su Marte.
Il pianeta, occulterebbe strutture artificiali e rovine urbane sepolte da terra e sabbia, a differenza di Venere, dal quale è emersa di recente, l’ingente presenza di costruzioni megalitiche di ignota appartenenza (figura 1).
figura 1
Ma anche la Terra rivela qualcosa… uomini coraggiosi come David Icke, che nel 2007 dichiarava: “George Bush e Tony Blair sono terrorizzati da “chi” gestisce l’economia mondiale e controlla i governi; sono burattini che eseguono ordini”.
Chi allora, dalla grande piramide monitorizza le piramidi minoritarie?
Molti non cercano risposte, per indifferenza e per paura; della conoscenza?
Anche. Per alcuni sarebbe più idoneo vivere negli stereotipi dello standard quotidiano, quali Gossip, Calcio, Grandi Fratelli e tutto il trash mediatico che segue nei Tg, alias pianificazioni atte a distrarci dall’oscura realtà che ci circonda.
Da sempre i popoli, vivono condizionatamente in funzione della paura, dettata da fenomeni ambientali ed in primis, da “chi” ha sempre esercitato poteri e oppressione.
Ma dalla paura, nasce anche il coraggio, quello di lottare per libertà e verità.
Jus Primae Noctis, opporsi sarebbe stata una condanna a morte.
L’olocausto di donne mandate al rogo, guerre, genocidi, tortura, odio, schiavitù, razzismo, corruzione, sfruttamento, oppressione, plagio e cover up.
E’ l’uomo che è malato o è la società che lo rende così?
Sicuro, la società è subordinata ad un sistema piramidale perverso, difettoso e collassante su se stesso.
Miliardi di persone che invocano la pace… ma allora come è possibile la guerra?
La risposta dovrebbe essere lassù, in cima alla grande piramide che nessuno conosce.
Dall’eresia al cover up. Galileo dovette rimangiarsi la parola per salvare la pelle, e oggi le cose non differiscono di molto.
Nel disclosure project Usa, cosa accadde a Philip Schneider (figura 2, sinistra) che denunciò di aver soppresso due alieni Grigi presso una base sotterranea?
figura 2
Egli stesso fu soppresso. Se divulgare la verità equivale a garantirsi un’esecuzione, che fare? Inneggiare l’omertà con il motto siciliano “io non vedo, non sento e non parlo” o continuare una strenue lotta disperata senza fine?
Perdonino gli ottimisti, ma questa lotta anti-disinformazione la vedo durissima!
Penso che l’umanità sia inconsciamente schiava (e per paura, consenziente a rendersi tale) di qualcuno (o qualcosa) di cui si sospetta l’esistenza, ma di cui non si conosce l’aspetto e le generalità.
Forse i Kubal Reptilians descritti da Dave Beamer (figura 2, al centro) e denunciati da David Icke (figura 2, destra)?
Se esistono, potrebbero essi occultare Marte in gran segreto?
Da qui, una analisi marziana conclusa nel 2008; siamo nel Victoria Crater (file PIA102010.tif), innanzi al promontorio di Cape St.Vincent (figura 3), area ricca di anomalie negli anfratti rocciosi e terreno, e altro che mi suggerisce di domandare: riusciranno un giorno i media a divulgare la ricerca indipendente in dosi massicce?
figura 3
I media tacciono, la gente non sa e quindi non comunica, eccetto quei pochi che seguono le nostre ricerche.
Se sulla Terra la comunicazione che più a noi aggrada è assente, su Marte potrebbe differire con “qualcuno” comunicante con i propri “simili”, quando, Mars Rover fa sentire la sua presenza?
Curiosa la singolarità di alcune “sporgenze” che fuoriescono dal terreno, tese quasi a ricordare mezzi busti da museo (figura 4) con teste sferoidali.
figura 4
Non siamo al Louvre, di conseguenza si può ipotizzare che succitati elementi che spuntano dalle rocce, potrebbero essere… decida il lettore.
Le immagini a seguire, nel dettaglio sono ingrandimenti, alcuni con contrasto elevato e acutizzato per ottimizzare il tutto.
Il ritornello non cambia: nel 90% dei casi, ottenere più definizione è impossibile, perchè (come da copione) la Nasa per ovvie ragioni, non offre nitide risoluzioni sullo zoom. La Nasa però, non può occultare tutto; agli occhi del popolo, comunque deve dimostrare la sua “buona fede”, permettendo a chiunque, di scaricare files dal Jpl di Pasadena.
L’illusione: in ingrandimento, spesso si arriva ad un ammasso di pixel.
Perchè? Il file che scaricate (formato TIF, superiore al JPG) non è l’originale, è la copia della copia dell’originale ridotta per qualità grafica.
Ma non è tutto.
La vostra copia, in profondità è ammantata da un velo di airbrush (e altro), sufficiente ad impastare le tridimensionalità in origine osservabili sullo zoom, e quindi a renderle indistinguibili tra loro.
Avendo svolto, in passato, la professione di fotografo, poco mi occorre per determinare quando un’immagine è stata manipolata.
Le immagini Nasa, spesso sono compromesse e falsate nei colori (es: Marte).
Una tecnica che la Nasa adopera, per fuorviare, è descrivere un file in “false color”, e un’altro identico su differente colorazione in “true color”.
E’ l’opposto. La superficie marziana potrebbe essere più verde di ogni aspettativa. Supponiamo che la Nasa nel 1972 abbia perso astronauti su Marte (vedi filmato http://www.youtube.com/watch?v=DCEAQn35rv0) e che da allora non vi abbia messo più piede; invia quindi robot per una plausibile ragione…
Marte è abitato (nel sottosuolo) e la presenza umana è a rischio.
Teoria: sulla Terra si è sviluppata la nicchia umana (a discapito dei rettili – Dinosauri), e su Marte è accaduto l’opposto.
Le mie analisi denunciano (ai miei occhi) che Marte sarebbe infestato da specie Rettiloidi.
Magari in ere immemorabili, il genoma umano lì era presente (figura 5), poi forse, fu soppiantato da una razza avversaria.
figura 5
Ciò che è visibile in figura 6, sono tre soggetti che a primo acchito appaiono come rocce bianche, ma sull’ingrandimento (quadro in rosso), il soggetto centrale che sbuca dal terreno (il più nitido dei tre) denota qualcosa che non si può ignorare.
figura 6
Testa simmetrica, spessa, posteriormente appuntita sul capo e muso affusolato e triangolare; il soggetto è disposto su profilo di ¾, alla sua sinistra mostra un occhio molto ampio, mentre l’altro l’occhio, si scorge appena sul lato destro.
Nel proseguo dell’analisi, le pareti rocciose di Cape St.Vincent si rivelano intriganti.
Si vedano gli elementi in figura 7: la freccia rossa centrale sta a indicare singolarità riportate nel riquadro rosso.
figura 7
In esso la freccia bianca obliqua indica una sagoma biancastra rimembrante la corazza curvilinea dei granchi terrestri, eccetto per dimensione, almeno trenta volte più grande.
In alcune immagini, ho apportato le lettere D (destra) e S (sinistra) per indicare la posizione di sospetti “occhi”, che nella casistica del “granchio”, si presenterebbero scuri a mò di spicchio.
Dalla freccia gialla al riquadro giallo: parrebbe una testa fungiforme inclinata, con un occhio destro appena visibile e l’altro assai sfocato.
Freccia blu e riquadro blu: benché poco nitido, il soggetto sembrerebbe la testa di uno gnomo dall’espressione poco rassicurante, determinata da due occhi globulari.
Freccia verde e riquadro verde: cosa si annida nell’anfratto? Se roccia non è, mostrerebbe un nitido occhio destro.
Freccia azzurra e suo riquadro: due soggetti fuoriescono da fenditure rocciose; se non si trattasse di Marte, la prima “testa” a sinistra, pronuncia laterali arcate oculari non dissimili da antichi rettili terrestri: il muso è leggermente affusolato, e al centro dell’arcata destra, è evidente una sfericità che denuncerebbe l’occhio, non visibile a sinistra perchè il soggetto volta su ¾.
Nel 2° riquadro azzurro, un’altra “anomalia” con sommità del capo appuntita, muso affusolato e due ipotetici lunghi occhi scuri.
Vi sono altre aree marziane dove ho catturato simili e differenti particolari.
Uno di questi risulterebbe sporgere sul costone di Cape St.Vincent (figura 8); è azzardato definire cosa potrebbe essere (a destra una massa nera informe o ombra?), ma a sinistra, denuncia un particolare “oculare” avente… una pupilla?
figura 8
Molte prove fornite da ricercatori d’oltreoceano e non, denunciano realtà marziane di cui la Nasa sarebbe a conoscenza.
Non sono nella posizione di dire che su Marte esistono basi aliene o evoluti marziani, ma vorrei dimostrare che là vivono strane creature e rettiloidi abitanti il sottosuolo, che emergono con la testa fuori dal terreno quando Mars Rover è nelle loro immediate vicinanze.
Per dirla in breve, sarebbero i robot statunitensi ad attirare la loro attenzione.
Se un giorno la Nasa dovesse rivelare quanto sospetto, scommetterei sul fatto che Marte è un pianeta di stampo rettile.
Se oggi alimento insieme a colleghi l’antidisinformazione, questo lo devo all’amico e stimato ricercatore canadese Dave Beamer. Fu lui a scoprire cosa affiorava da una roccia marziana di Cape St.Vincent.
Egli afferma che ciò che spunta da una roccia (figura 9), è la testa di un Marziano.
figura 9
Avendola riesaminata più volte, la mia analisi è in perfetto accordo con il canadese. Quindi presenterebbe due occhi scuri, stretti e stagliati diagonalmente, fronte liscia ed uniforme; la metà inferiore del viso è occultata dalla roccia da cui emerge. Il bordo superiore della fronte è molto angolato, il capo converge appuntito in sommità.
Diversamente, se questo elemento fosse un sasso, concluderei che su Marte esistono strane pietre simmetriche con gli occhi.
Ma non solo: all’interno delle caverne si possono scoprire elementi da Fanta-Horror.
Forse l’esempio che segue, è una delle più colossali sviste dei manipolatori grafici Nasa, oppure un “piccolo regalo” di uno dei loro dissidenti.
Qualcosa sfugge sempre alla loro attenzione.
In una caverna di Cape St.Vincent, rilevai una sagoma oscura che resi visibile incrementando il contrasto e luminosità; rimasi attonito quando “essa si rivelò”. Quella “abominevole <<COSA>> delle caverne” (figura 10), non potevo definirla altrimenti, cosa potrebbe essere?
figura 10
Azzardate qualsiasi ipotesi, ma non abbiatene se “concludo” che quella non è una roccia.
Alternative: abbiamo innanzi l’enorme “muso” o “faccia” di una creatura dotata di enormi occhi lenticolari o circolari, oppure è una cavernosa e singolare struttura con due… “oblò”?
Reputo la seconda ipotesi piuttosto traballante!
Innanzi a tale figura, mi torna alla mente il racconto “Le montagne della follia” di Howard P.Lovercraft, scrittore molto discusso e considerato da molti, un inconscio divulgatore di realtà alberganti nelle profondità terrestri, che io in veste di divulgatore, a tale sospetto darei ragione.
Circa divulgazioni, chiunque può denunciare tutto, anche cupole e torri non presenti sulla Terra, ma l’atteggiamento che prediligo nella mia ricerca, è essere severo con me stesso. Perchè? Oltre alle parole, la gente desidera anche osservare per constatare, e quindi, lavoro in questo senso per eludere delusioni.
Non accadrà mai che descriva un tempio sul pianeta X senza farlo vedere, ma purtroppo alcuni “ricercatori”, dichiarano che lì o là esiste questo o quello senza mostrare nulla.
Nel merito della dimostrazione, osserviamo una testa affusolata triangolare (figura 11) simile alla lucertola, tranne di dimensione. Stima: circa 1 mt di diametro.
figura 11
Anche se l’ingrandimento è sfocato, l’occhio destro sarebbe percettibile.
Passiamo alla figura 12 (riferimenti di rilevamento in figura 3):
figura 12
A) due teste (di umanoide e piccola creatura?) catturate nel marasma Nasa airbrush;
B) testa ovoidale da parete rocciosa;
C) triangolarità (testa di creatura rocciosa?) fuori dal terreno con visibile occhio destro?
D) testa triangolare di rettiloide che sbuca dal terreno;
E) un ipotetico “verme” che esce da un buco (a lato un pseudo “binocolo”);
F) rocciosa testa a “seppia” con piccolissimi occhi neri.
Nel contesto roccioso, quello che ho descritto potrebbe essere un assurdo, ma attenzione!
Supponiamo che nessuno conosca la tartaruga; se la ponessi in mezzo ad altre pietre marziane, chi potrebbe determinare che essa (in posizione retrattile) non è una pietra?
Nella persuasione, sovente ormai ripeto: “vivono e si muovono nel terreno, negli anfratti e aree rocciose; sono di differente forma, dimensione e aspetto, che talvolta si presenta roccioso”.
Non è fantascienza determinare che alcuni hanno l’aspetto dell’ambiente circostante; sulla Terra, per numerose specie (e insetti), la mimetizzazione è simbiosi ambientale, con aspetto fisso per alcune specie e variabile per altre (per esempio il camaleonte).
Non c’è da spaventarsi, manco fosse un biancastro ed informe fantasma, decidete voi (figura 13), che “strizza” l’occhio (il più piccolo) in compagnia del più grande che, seminascosto “veglia” su di lui?
figura 13
Nei pressi, ci si imbatte in altre “pietre viventi” affioranti sul terreno (figura 14):
figura 14
freccia rossa e riquadro rosso: testa triangolare, per geometria simile alla vipera terrestre, tranne la dimensione, forse tre volte quella di un’anaconda.
Occhi: poco nitidi, ma mostrerebbero pupille rotonde.
Frecce gialle: indicano anomalie sul terreno, che evidenziano occhi?
Freccia fuxia: strana protuberanza sferoidale.
Freccia azzurra: elemento cubico.
Non dirò che sul pianeta “rosso” sospetto l’esistenza di una navetta o capsula marziana, lì inerte forse da eoni; piuttosto azzarderei nel dire che c’è!
La figura 15 rappresenta ciò che scoprii nel dicembre 2007, poi pubblicato da Karl Heimann nel 2008 c/o http://www.youtube.com/watch?v=dTfKVSe5oDE (errata descrizione nel video, non è cape st.Mary).
figura 15
Le domande sono: perchè poggia sopra uno sperone roccioso del Victoria Crater? Non è impervio come luogo di atterraggio? Capsula o navicella che sia, da quanto tempo è lì? Chi l’ha costruita? E’ lì per un atterraggio di fortuna?
Il suo, tuttavia, sarebbe un obsoleto design di matrice terrestre, forse in auge intorno agli anni ’50.
Se non altro Von Brown, nel 1952 dichiarò che gli statunitensi (grazie a lui) erano già in possesso della tecnologia per andare su Marte.
Questa è storia… l’ingegnere tedesco non era un mitomane!
Analisi: perfettamente simmetrica con due vetrate triangolari (la destra ombreggiata), divise da un montante centrale poggiato sulla appuntita fusoliera. Superficie: carlinga piatta, forse romboidale.
Alla base: tre anomalie spuntano dalla roccia, la più evidente (freccia azzurra) pare una testa ovoidale con percettibili occhi.
Capsula permettendo, ravviserei una pseudo similitudine con la carlinga del modulo lunare ”Aquila”, reso celebre della vecchia serie Tv Spazio 1999 (figura 16).
figura 16
Paradossalmente si possono formulare altre tre ipotesi:
1) Non è di origine terrestre, bensì marziana o di provenienza sconosciuta.
2) E’ la testa di un arcaico robot gigantesco, avente due vetrate come gruppi ottici o esse stesse proprie di una cabina di guida.
3) Trattasi di una costruzione marziana o di ciò che ne rimane.
Quest’ultima ipotesi la escluderei quasi a priori, per il fatto che la geometria di tale artefatto mi porta sempre a sospettare quanto espresso in prima battuta.
In conclusione: se non altro questo artefatto marziano può determinare un nuovo punto di partenza per illuminare la strada della conoscenza e della ricerca, che tutti noi vogliamo con più fatti e meno parole.
Matteo Agosti
matteo.agosti@email.it
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