400 anni fa Galilei scopriva le ‘stelle medicee’: le quattro lune del pianeta Giove

4 January 2010
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Era il 7 gennaio del 1610 quando Galileo Galilei, rivolgendo uno dei suoi telescopi verso Giove, si trovò dinanzi la meraviglia di un nuovo mondo: attorno al pianeta il grande scienziato pisano notò la presenza dei suoi quattro maggiori satelliti, Io, Europa, Ganimede e Callisto.

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Fra tre giorni, il 7 gennaio, racconta all’ADNKRONOS Gianluca Masi, astrofisico, fondatore e responsabile del progetto Virtual Telescope“questa mirabile scoperta compierà 400 anni”. Galileo, ricorda il curatore scientifico del Planetario di Roma, “condivide con la comunità del suo tempo questa ed altre meravigliose scoperte, affidandole in particolare al ‘Sidereus Nuncius’, con cui culmina la sua esperienza astronomica, iniziata nel 1609, quando per la prima volta diresse uno strumento ottico verso l’Universo”.

Per questo, “l’Onu e l’Unesco, hanno celebrato proprio nel 2009 l’Anno Internazionale dell’Astronomia’ che si chiuderà ufficialmente all’indomani del 400esimo anniversario della scoperta delle principali lune di Giove”. “Lungo tutto il 2009 -prosegue- la comunità astronomica internazionale ed i cultori del cielo di tutto il mondo hanno ricordato un tale straordinario traguardo nella storia dell’umanità e della conoscenza con una serie senza precedenti di attività, iniziative ed eventi. Il messaggio, forte, è stato quello del cielo come patrimonio comune dell’umanità, ben oltre i confini della moderna scienza di Urania: un firmamento al quale l’uomo affida da millenni tracce indelebili della propria cultura e sul quale si ‘leggono’, tra le storie e le leggende di stelle e costellazioni, le testimonianze delle civiltà più remote e di ogni angolo della terra”.

“Un paesaggio, quello stellato -denuncia Masi- a rischio d’estinzione, mentre avanza la marea dell’inquinamento luminoso, chiaro segno della nostra incapacità di adoperare con intelligenza la luce artificiale, in barba al rispetto per l’ambiente e al risparmio energetico”. Una grande festa del cielo durata un anno intero, “nel nome di Galileo, per recuperare -dice lo scienziato- la percezione di un contesto ed un rapporto tra l’uomo e l’Universo e le sue meraviglie, generose di spunti, di emozioni, di suggestioni. Una ricorrenza di cui è tempo, ora, di iniziare a raccogliere l’eredità, per non ridurre il tutto a un mero e gelido dettaglio biografico. Sarebbe davvero un peccato sciupare le piene potenzialità, gli esiti delle attività che hanno costellato l’intero 2009″.

“Nel segno dell’Anno Internazionale dell’Astronomia il progetto Virtual Telescope, con sede a Ceccano, nei pressi di Frosinone -fa sapere Masi-, si è particolarmente impegnato, organizzando oltre 40 eventi internazionali, condivisi mediante le proprie tecnologie internet: osservazioni dell’universo in diretta, ispirate a momenti salienti dell’esperienza galileiana, incontri, dibattiti, conferenze, totalizzando circa 100 mila partecipanti da oltre 100 Paesi. Un risultato straordinario, che ripaga gli enormi sforzi organizzativi”.

Il 7 gennaio 2010, dalle ore 20 e 30, annuncia Masi, “proprio per ricordare la storica scoperta di Galileo dei satelliti medicei, sarà possibile partecipare sul sito www.virtualtelescope.it all’evento finale, che chiuderà le attività del progetto per l’Anno dell’Astronomia”.

Per l’occasione, “strumenti altamente tecnologici mostreranno in diretta le immagini di alcuni tra i più affascinanti corpi celesti osservati da Galileo, assieme ad altre meraviglie. Il tutto con la guida di un astrofisico, che commenterà dal vivo questa escursione ‘cosmica’”. “Ne è stata percorsa di strada, dal quel 7 gennaio 1610 -sospira Gianluca Masi-. Abbiamo osservato corpi celesti distanti miliardi di anni luce, scoperto pianeti attorno ad altre stelle, raggiunto la Luna e volteggiato nello spazio. Eppure lo slancio della nuova visione di Galileo non ha affatto esaurito la sua energia. Vi è da auspicare che essa promuova, oltre il 2009, un sincero interesse per la scienza e la natura, suscitando attenzione e curiosità verso ‘questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’Universo)’, come dice testualmente il grande Galileo Galilei ne ‘Il Saggiatore’”.

fonte: adncronos.com

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