LA QUESTIONE DELLA VARIETA’
Vi è un aspetto della casistica ufologica e più in generale della così detta “questione aliena”, a cui non sempre è stata dato il giusto valore .
Mi riferisco alla cospicua varietà che si presenta a chi approcci allo studio di queste due aree di interesse.
Se ci soffermiamo a sfogliare gli archivi fotografici riguardo gli UFO o scorriamo rapidamente i resoconti delle persone che sono,o che asseriscono, di essere entrati in contatto con esseri non umani, possiamo immediatamente cogliere questo pressoché infinito assortimento di oggetti volanti e di esseri .
E pur vero che esistono alcune matrici che ricorrono ma tra e oltre ad esse i testimoni hanno assistito ad ogni genere di spettacolo celeste.
Le matrici, per quanto riguarda gli ovni, sono quelle classiche che tutti conoscono : gli ufo discoidali, gli ufo triangolari, sigariformi, sferici, luminosi e alcuni altri meno frequenti.
Le così dette razze aliene invece sono i celeberrimi grigi piccoli, i grigi più altri, i rettiloidi, le mantidi, i nordici e gli alieni di luce.
Oltre a queste categorie vi sono centinaia di casi che però sfuggono a questa catalagoziano. E’ impossibile provare a descriverli tutti ma può essere utile portare alcuni esempi che possano rendere l’idea, casi più o meno celebri.
Cominciamo con i curiosi oggetti che solcano indisturbati i nostri cieli, o per lo meno quelli che noi consideriamo tali. La prima, e più diffusa, valutazione riguardo a questa caratteristica la considera come una testimonianza positiva della validità del fenomeno poiché si concentra principalmente sulla quantità piuttosto che sulla qualità del fenomeno in sé, sottolineando come necessariamente tra tante segnalazioni alcune dovranno necessariamente essere veritiere e degne di interesse.
Di seguito riporto alcuni esempi fotografici facilmente reperibili sulla rete e subito dopo le considerazioni che li riguardano.
Gli oggetti nelle immagini mostrano due aspetti della questione che mi interessa analizzare.
Il primo, osservando ad esempio le immagine 6,7 e 8, è che anche tra oggetti piuttosto simili vi sono spessissimo minime differenze. Per fare un paragone antropocentrico, sarebbe come valutare le differenze tra modelli diversi della stessa macchina o tra macchine di diverse marche.
Il secondo invece, più palese osservando tutti gli oggetti nel loro complesso, è che vi sono differenze macroscopiche tali da rendere difficilmente ipotizzabile che abbiano tutti una fonte comune.
Ma allora non solo dobbiamo spiegare l’origine degli ufo, ma anche come mai siano così diversi gli uni dagli altri?
Nel corso degli anni si è spesso fatto riferimento ad una qualche forma di Federazione Stellare, benigna o maligna, che raggrupperebbe diverse razze che congiuntamente si occuperebbe di sorvegliare, benevolmente o meno, il nostro pianeta. Ciò potrebbe in parte giustificare la diversità di “modelli” che vengono avvistati in giro per il mondo. Direi solamente in parte perché anche così gli oggetti che vengono segnalati nei cieli terrestri sono troppi e troppo diversi fra loro. Non credo sarebbe logisticamente possibile che una simile federazione, quand’anche fosse composta da migliaia di civiltà, mandi fino a qui altrettanti rappresentanti. Per tornare ad un esempio di casa nostra sarebbe come se l’Onu inviasse nelle sue missioni contingenti piccoli di tutti i propri membri.
E’ più ragionevole immaginare che una simile federazione invierebbe un gruppo scelto appositamente per la “missione”, magari ruotando nel tempo i gruppi che lo comporrebbero.
Quindi l’ipotesi della Federazione non è sufficiente a spiegare la questione della varietà.
Accenno per equità l’ipotesi che sia tutto falso, ricercando nella fantasia dei mistificatori una spiegazione della questione, anche se non credo sia umanamente possibile produrre tali e tanti fenomeni inspiegabili senza avere possibilità e motivazioni che se esistessero sarebbero un fenomeno incredibile di per sé.
Ma allora quale potrebbe essere una spiegazione plausibile?
L’unica ipotesi che mi viene in mente non è certo frutto del mio ingegno, poiché ci è stata già proposta in vari modi da vari autori. Mi riferisco alla realtà virtuale. All’idea che la realtà in cui viviamo non sia esattamente quello che noi crediamo, che non sia quel mondo di “viti e bulloni” che fino ad ora la fisica newtoniana ci ha spinto a credere. L’evoluzione della fisica quantistica invece ci ha mostrato come il concetto di realtà sia da associare maggiormente ad un ologramma piuttosto che alle tre dimensioni.
Stabilito questo background, complesso da assimilare per esseri come noi nati e cresciuti in un universo tridimensionale, diviene più lecito immaginare che altre civiltà che invece sono più vicine alla comprensione di come funziona l’universo, possano utilizzare queste conoscenze per mostrarci ciò che sostanzialmente non esiste, o per lo meno non come noi ci aspetteremmo che sia. I rettiliani di David Icke o una realtà simulata alla Matrix? Forse non proprio, ma per quanto sia assurda questo genere di visione della realtà, è quella che meglio si attaglia a quanto detto fin’ora.
La varietà degli oggetti che vediamo, filmiamo e fotografiamo potrebbe essere accettabile se questi non fossero oggetti fisici ma oggetti virtuali. Per motivi artistici, funzionali o chissà quali altri chi crea tali oggetti potrebbe renderli diversi secondo le situazioni, oppure potremmo essere noi a percepirli diversamente a seconda di diverse condizioni “ambientali”.
Ultimamente si è fatto riferimento alla possibilità che il pianeta Terra stia attraversando un momento di cambiamento vibrazionale. Pur senza sapere di preciso cosa potrebbe significare, perché non credo ci si riferisca alla Risonanza di Schuman che è un’altra cosa, potrebbe essere una di quelle condizioni “ambientali” che, variando nel tempo, produrrebbero variazioni sulla percezione del fenomeno ufo.
Lo stesso discorso fatto fino ad ora vale anche per la varietà di esseri incontrati dai presunti addotti e contattati. Anzi la differenza tra realtà e percezione in questo caso potrebbe essere ancora più marcata. L’aspetto quasi sempre umanoide degli alieni potrebbe nascondere, oltre che un vantaggio evoluzionistico, anche la necessità di manifestare la propria presenza da parte di esseri talmente diversi da noi, sul piano dimensionale, fisico, chimico e quant’altro che debbano necessariamente dissimulare la proprio forma ai nostri occhi; manifestazione forse imperfetta e quindi diversa in diverse circostanze o forse intenzionale per ragioni inimmaginabili.
A corroborare questa ipotesi vi è sono quelle che in un certo senso possiamo considerare mode ufologiche. Il ripetersi cioè di eventi in determinati periodi della storia, soprattutto della storia recente. Basti pensare ai foo-fighter della prima guerra mondiale, agli ufo a campana dell’epoca dei contattisti, agli ufo triangolari degli anni novanta o alle flottillas messicane dopo l’eclissi di sole del ’91. Da alcuni anni a questa parte oramai foto e filmati lasciano il tempo che trovano, i falsi si confondono ormai senza limitazione tra i rari documenti originali.
I due elementi che giacciono alla base dell’ufologia, nel più ampio suo significato, mostrano un tale assortimento da rendere la questione della varietà, a mio parere, di fondamentale importanza per la comprensione di queste realtà.
Ho riprosto e leggermente rivisto questo articolo che uscì su uno dei primi numeri di Tracce perchè lo ritengo un argomento sempre attuale che merita ulteriori approfondimenti e contributi da chi voglia darne.
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Simone Barcelli
"Tracce d'eternità"
Cerchio della Luna Edizioni
Novembre 2009
Un incredibile viaggio ai confini della storia, tra le rovine di alcuni dei più misteriosi siti archeologici.
Il testo è indicato dallo Scaffale d’arte come consiglio di lettura nell’ambito del laboratorio d’arte inerente la mostra “Teotihuacan, la città degli déi”, in programma dal 9 novembre 2010 al 27 febbraio 2011 al Palazzo delle Esposizioni di Roma.































