Alcune pitture rupestri rischiano di rivoluzionare le nostre conoscenze sulla preistoria. Si tratta di probabili rappresentazioni di foche disegnate quarantatremila anni fa nella grotta di Nerja, a Malaga, in Spagna. E per una volta l’Homo Sapiens non c’entra nulla, perché raggiunse l’Europa meridionale solamente venticinquemila anni fa, mentre i Neandertal erano già lì da millenni poiché occuparono il meridione della penisola iberica proprio in quel frangente. I dipinti della grotta di Nerja sono più di trecento, scoperti negli anni Cinquanta del secolo scorso in diverse gallerie, alcune difficilmente raggiungibili. José Luis Sanchidrian, antropologo dell’Università di Cordoba, ha dichiarato pochi giorni fa che quel che restava di un falò, a quattro centimetri dal disegno in questione, è stato datato, in un centro di Miami, tra i 42.300 e 43.500 anni: quel fuoco fu utilizzato per illuminare l’anfratto ed eseguire l’opera d’arte. Ora, fondi permettendo, si tratterà di confermare la sensazionale scoperta mediante l’analisi sui pigmenti del dipinto. Finora l’esempio più antico di arte rupestre era quello di Chauvet, in Francia, realizzato
trentamila anni fa.
Per approfondire
Scridb filter

























