Il pigmento Blu Maya, utilizzato sulle ceramiche della Mesoamerica dal 250 d.C. in poi, era anche lo stesso che “rivestiva” il corpo delle vittime destinate ai sacrifici umani. La vernice si otteneva dalla combinazione dell’indaco (un colorante derivante dalla fermentazione delle foglie di Indigofera tinctoria, che ha la particolarità di assumere, col tempo, un azzurro brillante) con la palygorskite (un minerale d’argilla che si forma in ambienti lacustri). A quanto pare, i nativi conoscevano bene entrambi i componenti e sapevano miscelarli con perizia per ottenere l’effetto desiderato. Quel che emerge da una recente ricerca portata a termine dai ricercatori di diverse istituzioni (Wheaton College, The Field Museum of Natural History, United States Geological Survey, California State University Long Beach e Smithsonian Institution), pubblicata sul Journal of Archaeological Science, è che la palygorskite proveniva da almeno un paio di miniere dello Yucatan settentrionale, quelle di Sacalum e Yo ‘Sah Kab (una località vicino a Ticul). I Maya utilizzavano questo minerale d’argilla come componente per produrre il pigmento ma anche a scopi medicinali. Già dagli anni Sessanta del secolo scorso, furono effettuate analisi mineralogiche su centinaia di campioni, prelevati anche in siti archeologici dello Yucatan, poi confrontati con quelli estratti dalle ceramiche di Chichén Itzà e Palenque. La ricerca ha ora stabilito che la palygorskite di Chichén Itzà proveniva da Sacalum, mentre quella di Palenque anche da Yo ‘Sah Kab.
Per approfondire la notizia:
http://esciencenews.com/articles/2012/04/03/discovery.first.evidence.pre.columbian.sources.maya.blue
http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/?p=1413
Per approfondire la composizione del Blu Maya:
http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/scienza_e_tecnologia/blu-maya/blu-maya/blu-maya.html
http://www.ditadifulmine.com/2010/07/svelato-il-segreto-del-blu-maya.html
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