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	<title>Tracce d&#039;eternità &#187; Storia antica</title>
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		<title>Il transito di Venere e la &#8220;fine&#8221; di un ciclo</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 21:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Barcelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia di confine]]></category>
		<category><![CDATA[astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenze e convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia antica]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia, già diffusa un paio di mesi fa, a margine dei lavori della terza edizione di “Kon Tiki, Rassegna del Documentario di Archeologia e di Viaggi”, riprende ora a correre incontrollata sul web. In quell’occasione l’archeologa Maria Longhena, apprezzata saggista, avrebbe dichiarato che il passaggio di Venere tra la Terra e il Sole, previsto per il prossimo 5 giugno, di fatto anticiperebbe la fine del calendario Maya (e la fine del mondo) perché “L’allineamento del Sole e di Venere simboleggia eventi nefasti poiché la divinità legata a questo pianeta era associata a guerre, alluvioni, carestie, tragedie”. La studiosa, riferendosi alla fine del ciclo calendariale al compimento del Conto lungo, ha tirato in ballo anche le incisioni sulla pietra rinvenuta a Tortuguero, che prevedono “la discesa dal cielo di un essere soprannaturale, il quale porterà…”: non si può desumere altro dalla lastra perché illeggibile. Poiché la posta il ballo è davvero alta (ne va della sopravvivenza dell’umanità…), urge fare alcune considerazioni per riportare ordine in queste rivelazioni prive di senso. Il transito di Venere L’evento, oltre che raro, è particolarmente atteso dagli astronomi perché permetterà di comprendere qualcosa in più di questo pianeta, tanto simile alla Terra. L’osservazione avverrà con [...]
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		<title>Scoperte le miniere che fornivano un componente del Blu Maya</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 20:39:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Barcelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia antica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pigmento Blu Maya, utilizzato sulle ceramiche della Mesoamerica dal 250 d.C. in poi, era anche lo stesso che “rivestiva” il corpo delle vittime destinate ai sacrifici umani. La vernice si otteneva dalla combinazione dell’indaco (un colorante derivante dalla fermentazione delle foglie di Indigofera tinctoria, che ha la particolarità di assumere, col tempo, un azzurro brillante) con la palygorskite (un minerale d’argilla che si forma in ambienti lacustri). A quanto pare, i nativi conoscevano bene entrambi i componenti e sapevano miscelarli con perizia per ottenere l’effetto desiderato. Quel che emerge da una recente ricerca portata a termine dai ricercatori di diverse istituzioni (Wheaton College, The Field Museum of Natural History, United States Geological Survey, California State University Long Beach e Smithsonian Institution), pubblicata sul Journal of Archaeological Science, è che la palygorskite proveniva da almeno un paio di miniere dello Yucatan settentrionale, quelle di Sacalum e Yo &#8216;Sah Kab (una località vicino a Ticul). I Maya utilizzavano questo minerale d’argilla come componente per produrre il pigmento ma anche a scopi medicinali. Già dagli anni Sessanta del secolo scorso, furono effettuate analisi mineralogiche su centinaia di campioni, prelevati anche in siti archeologici dello Yucatan, poi confrontati con quelli estratti dalle ceramiche [...]
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		<title>Geoglifi amazzonici, indizi di civiltà sconosciuta</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 12:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Barcelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia di confine]]></category>
		<category><![CDATA[Storia antica]]></category>

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		<description><![CDATA[Corrispondenza di Yuri Leveratto La colonizzazione europea della Rondonia e dell’Acre è relativamente recente. Il primo portoghese che esplorò la zona fu Antonio Raposo Tabares, nel 1650. Fu solo a partire dal 1770 però, che alcuni portoghesi s’istaurarono nell’area con la costruzione, nel 1776, del Forte Principe da Beira, sulle rive del Rio Guaporè. L’attuale Stato della Rondonia rimase tuttavia abitato solo da gruppi d’indigeni isolati fino alla fine del secolo XIX quando l’esploratore Candido Rondon portò a termine alcune spedizioni nella zona. Lo Stato dell’Acre, che apparteneva alla Bolivia, fu acquisito dal Brasile solo nel 1903, e solo da allora iniziò una lenta colonizzazione. Dal punto di vista antropico, si sa che le tribù che vivevano nei territori di questi due Stati erano numerose e costituivano società complesse, delle quali però si sa molto poco. Dagli studi di alcuni linguisti si evince che mentre nel Rio Juruà (Stato di Acre), vivevano tribù appartenenti al ceppo linguistico pano, nella conca del Rio Purus e del Rio Acre (Stato di Acre), vivevano indigeni appartenenti al ceppo linguistico arawak. Siccome la grande maggioranza dei gruppi indigeni che vivevano nei bacini dei fiumi Madre de Dios, Beni, Mamorè e Guaporè (mi riferisco principalmente [...]
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